AppyU, l’app che ricerca coupon per colazioni, pranzi, aperitivi e cene

JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi, presenta “Young Entrepreneurs”, una rubrica dedicata al mondo dell’imprenditoria giovanile, in cui ogni settimana sono pubblicate le testimonianze di alcuni dei protagonisti del mondo delle startup e delle imprese più innovative d’Italia. La campagna si prefigge lo scopo di raccogliere le loro storie, le loro aspirazioni e i loro consigli e di descrivere le caratteristiche di un mondo che in Italia è in costante sviluppo. Molti di questi young entrepreneurs hanno partecipato all’omonimo evento, tenutosi il 5 maggio 2014 all’Università Bocconi e organizzato da JEME, che aveva l’obiettivo di mettere in contatto i più importanti attori di questo settore, come startupper, fondi di venture capital, incubatori e professionisti dell’IT.

Ecco l’esperienza di Federico de Poli, che ha avviato il progetto AppyU, un’applicazione per la ricerca di coupon da utilizzare a Milano.

Hai partecipato all’evento YE? Come ti è sembrato? È stato utile?

L’evento è stato molto interessante. Mi ha colpito l’orientamento professionale che l’università impartisce ai suoi studenti.

Come hai avuto l’idea della tua startup? Cosa ti ha spinto a proseguirlo?

L’idea nasce da un progetto universitario svolto due anni fa durante gli studi per la Laurea di Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano: inizialmente non è stato preso come un progetto concreto, ma a fine corso ci siamo accorti che l’idea era interessante e abbiamo deciso di iniziare a svilupparla. Siamo riusciti a trovare risorse all’interno del Politecnico che ci hanno permesso di portare avanti l’iniziativa.

Quali sono i traguardi più importanti che hai raggiunto? E quali vuoi raggiungere?

Inizialmente, la barriera più grossa è stata vincere la diffidenza dei locali nei nostri confronti: siamo riusciti a creare un prodotto che funzioni nel mercato di Milano e ora abbiamo raggiunto il traguardo importantissimo di includere molti locali all’interno del nostro network. Recentemente abbiamo raggiunto i 20.000 download con circa 2.000 utenti attivi al mese; il prossimo obiettivo è una copertura completa dell’area di Milano (dalla la quale potrebbe nascere una partnership con EXPO) per poi espandersi in altre città universitarie.

Quali sono state le tre fasi fondamentali che ti hanno condotto al lancio?

La prima fase è stata trovare le risorse per il team: inizialmente eravamo solo due ingegneri gestionali senza capacità di sviluppo ma con molta voglia di fare. La seconda fase è stata testare il mercato per capire se il prodotto era in linea con ciò che le persone volevano. La terza fase, quella del completamento del prodotto, ci ha visto impegnati nell’espandere le nostre categorie di offerte con pranzi, colazioni e cene.

appyu

Quale bisogno dei clienti cerchi di soddisfare e qual è il core del tuo servizio?

Noi vogliamo dare alle persone uno strumento per poter scoprire quali sono le offerte dei locali e dei servizi commerciali che sono accanto a loro: AppyU è la nostra proposta. Dall’altra parte, lavoriamo con i locali, per aiutarli ad aumentare le persone che partecipano ad una determinata serata e che usufruiscono di una promozione che può essere mirata e focalizzata su giorni in cui l’affluenza è minore.

Quali nuove sfide state affrontando?

La sfida principale, in un mondo in cui le app vanno e vengono, è quella di riuscire a farsi conoscere, ed è molto importante trovare strumenti per ricordare alle persone di usare una determinata app, cercando di ricevere feedback positivi dalle stesse. L’altra sfida è riuscire a capire come aumentare la diffusione del nostro servizio tra i locali di Milano, perché sono tanti, ma fortunatamente molti si mettono direttamente in contatto con noi. All’inizio ci pubblicizzavamo poiché non si parlava ancora molto dell’app, in questa fase c’è un passaparola fra utenti e locali e poi sono loro che ci contattano. Nel nostro sito internet ci sono gli strumenti per contattarci e in meno di un giorno vengono inseriti i dati nella app, mentre per dialogare con i nostri utenti usiamo soprattutto i social network.

Quali sono le tre cose che uno startupper deve avere?

Per prima cosa, avere un’idea che soddisfi veramente il bisogno dei clienti, bisogno che dev’essere compreso al fine di trovare la soluzione ottimale; poi, avere competenze non solo di tipo gestionale, come le mie o quelle del mio socio Danilo, ma anche capacità di operare sul materiale tecnologico, poiché per quanto i nostri sviluppatori Daniele e Fausto siano bravi, c’è bisogno di un feedback continuo tra noi e loro. Terza cosa, ci vuole molto coraggio e forza di volontà: si affrontano spesso ostacoli che sembrano insuperabili.

Hai tre consigli da dare a un giovane imprenditore che vuole iniziare l’attività?

Innanzitutto, cercare di realizzare quantomeno un prototipo di quello che si vorrebbe mettere sul mercato, perché se si va a parlare ad un investitore quello che conta è che l’idea venga realizzata; il secondo consiglio è proporre bene il proprio prodotto, senza però svenderlo o sminuirlo, bisogna sempre valorizzare l’idea. Il terzo e ultimo consiglio è quello di non farsi fermare dalla burocrazia, perché ci sono numerosi bandi a cui ci si può iscrivere e molte opportunità da sfruttare. Non bisogna mai mollare, nonostante la complessità della burocrazia italiana, specie se confrontata con quella straniera.

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