Demografia e tecnologia

“Non è un paese per vecchi” – e chi l’ha detto?

Non perdiamoci ora in considerazioni morali o cinematografiche e concentriamoci piuttosto su qualche valore.

Secondo il rapporto della Commissione Europea “Previsione dell’evoluzione delle componenti per età della popolazione EU 28” (2013-2060), entro i prossimi 45 anni si avrà un aumento del 300% della popolazione ultra-ottantenne. Sul fronte sanitario e assistenziale questo potrebbe figurare come un grande traguardo, tuttavia è opportuno analizzare nel dettaglio anche qualche aspetto negativo.

Con un’età media di 44 anni e 12mila nascite in meno rispetto al 2014, il trend attuale sta portando ad un progressivo invecchiamento della popolazione italiana ed europea.

Che la popolazione sia sempre più vecchia è un dato di fatto, ma i dati sono allarmanti: nemmeno la Prima Guerra Mondiale aveva condotto ad un bilancio demografico tanto negativo come quello ISTAT del 2014.

Cosa sta succedendo?

L’introduzione di nuove tecnologie nel settore dell’healthcare e i continui progressi della scienza hanno consentito di aumentare la durata e migliorare la qualità della vita. Di fronte alla costante crescita dell’aspettativa di vita in Europa ed il conseguente invecchiamento, si sono rese necessarie una serie di riforme e di interventi di regolamentazione volte a tutelare gli anziani. A tal scopo, numerosi paesi europei si sono impegnati per fornire aiuti in forma di assistenza a domicilio, istituzioni di cura e supporto di natura monetaria.

Il trend di crescita della percentuale di popolazione anziana individuato a livello europeo si manifesta in maniera ancora più accentuata in Italia. Di conseguenza, una delle più grandi sfide del welfare italiano consiste nel fornire la dovuta assistenza al cittadino anziano non autosufficiente.

Guardiamo ora con maggiore attenzione alle caratteristiche di questo trend di invecchiamento della popolazione. È esponenziale l’aumento nel mondo delle patologie neuro-degenerative quali Parkinson e Alzheimer, la seconda, in particolare, riporta un totale di soggetti affetti pari a 46,8 milioni, che saliranno a 131,5 Milioni nel 2050. La progressiva espansione di questa fetta di mercato può introdurre il nuovo settore del caregiver.

 Ma chi è il caregiver?

Il caregiver é un soggetto che dà la propria disponibilità ad offrire sostegno ad un proprio familiare o ad un proprio assistito. Ad oggi il caregiving, seppur in assenza di un quadro normativo italiano di riferimento, rappresenta tanto una priorità per la pubblica amministrazione quanto un impiego per una classe eterogenea di lavoratori: il 38,7% provenienti dall’est Europa, 22,6% dall’Asia e 21,6% dall’America.

Prima delle considerazioni finali valutiamo insieme gli ultimi valori.

Il 26% degli anziani vive in condizioni di completa solitudine, ma l’84% del totale è capace di utilizzare lo smartphone per tenersi in contatto con l’esterno. Inoltre, il 38% dispone di un computer ed ha quindi la possibilità di interfacciarsi con il mondo della tecnologia, la quale può efficacemente essere applicata al settore del caregiving. L’innovazione tecnologica e l’applicazione di queste innovazioni nel settore del caregiving hanno permesso passi avanti dapprima considerati irraggiungibili: effettuare rapidamente una chiamata dei soccorsi in caso di emergenza, l’informatizzazione delle cartelle cliniche, la riduzione del numero di ricoveri non necessari negli ospedali, una vita più attiva e indipendente per gli anziani e la periodica raccolta di dati fisiologici relativi ai pazienti, per facilitarne il monitoraggio.

Aging-ENPer concludere, se da un lato il fenomeno analizzato comporta consistenti voci di spesa nei bilanci pubblici, dall’altro rappresenta una sfida economica e sociale da cogliere, in considerazione dell’attenzione dedicata a questo settore dalla pubblica amministrazione, del progressivo avvicinamento della popolazione anziana alla tecnologia e della propensione della popolazione più giovane a ricoprire il ruolo di assistente tecnico.

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