Hint.club

Hint.club, la piattaforma che ti aiuta a scoprire quello che ancora non sai sulle tue passioni

JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi, presenta “Young Entrepreneurs”, una rubrica dedicata al mondo dell’imprenditoria giovanile, in cui ogni settimana sono pubblicate le testimonianze di alcuni dei protagonisti del mondo delle startup e delle imprese più innovative d’Italia. La campagna si prefigge lo scopo di raccogliere le loro storie, le loro aspirazioni e i loro consigli e di descrivere le caratteristiche di un mondo che in Italia è in costante sviluppo. Molti di questi young entrepreneurs hanno partecipato all’omonimo evento, tenutosi il 5 maggio 2014 all’Università Bocconi e organizzato da JEME, che aveva l’obiettivo di mettere in contatto i più importanti attori di questo settore, come startupper, fondi di venture capital, incubatori e professionisti dell’IT.

Ecco la testimonianza di Massimiliano Brigonzi, fondatore di Hint.club, che racconta il suo approccio al mondo delle startup con questa idea innovativa e descrive i suoi numerosi obiettivi per il futuro.

Hai partecipato all’evento Young Entrepreneurs? Come ti è sembrato? Pensi sia stata un’opportunità utile? 

L’evento mi è sembrato molto ben organizzato, soprattutto per la scelta di un percorso di speaker fluido e rapido, in modo tale da arrivare direttamente al punto e non annoiare il pubblico, cosa piuttosto rara in eventi di questo tipo. Anche lo spazio di networking è stato molto utile, grazie anche alla presenza e alla partecipazione degli associati di JEME, che sono intervenuti personalmente per fare da tramite tra le varie realtà.

Come hai avuto l’idea della tua startup e cosa ti ha spinto a proseguirla? 

L’idea nasce, come spesso accade, da un bisogno vissuto in prima persona, ovvero la difficoltà di reperire sul web informazioni relative ai nostri interessi e alle nostre passioni: difficile trovare un nuovo film se non sai che film cercare, più facile chiedere a qualcuno che invece conosce l’argomento. Ritengo che le idee, se sono ben fatte, nascano da un bisogno.

All’inizio sono stato molto motivato dall’opportunità fiscale e imprenditoriale che ha offerto il Decreto del governo Monti “Startup Italia”. Un buon imprenditore deve essere svelto a cogliere le dinamiche favorevoli che gli si propongono. Le dinamiche favorevoli sono andate via via scemando, tuttavia i nostri contatti che eravamo riusciti ad acquisire nel tempo ci hanno dato la spinta per andare avanti, arrivando ad oggi alla nostra piattaforma online.

Quali sono stati i traguardi raggiunti e quali invece quelli che vorrai raggiungere in futuro?

Innanzitutto il primo grande risultato raggiunto è stato la costituzione di un soggetto giuridico, sicuramente un percorso non semplice e molto formativo. Il secondo è aver attirato intorno a noi persone con interessi comuni, in grado di mettere a disposizione di tutti le competenze personali che con il tempo e con l’aiuto reciproco sono diventate man mano sempre più strutturate. Infine l’essere riusciti a costruire un prototipo senza che i soci abbiano dovuto investire tanto capitale.

Il mio attuale obiettivo è riuscire a far fare scale-up alla mia nuova società, dal momento che stiamo riscontrando difficoltà a diffondere il messaggio che è essenziale una finanza strutturata che investa nel team, nell’idea, e più in generale nell’impresa per dargli possibilità di sostentamento; si sono create infatti tante S.r.l semplificate con un patrimonio piuttosto ristretto, per le quali una procedura di raccoglimento fondi per via bancaria sarebbe una pratica del tutto scorretta. Sarebbe dunque molto più intelligente aiutare a trasformare queste società in S.r.l. a tutto tondo, attraverso investimenti di capitale da parte di coloro che lo possiedono e far crescere di conseguenza la startup.

Quali sono state le fasi fondamentali dello sviluppo della tua idea?

La prima sicuramente la formalizzazione dell’idea, e qui sono stato aiutato dalla mia tesi di laurea: infatti ho lavorato su questo tema con modalità di project management e business planning piuttosto innovative, basandomi su attività reali piuttosto che sul bilancio, anche grazie al prezioso aiuto del professore Alberto Onetti, Chairman della fondazione Mind The Bridge, che allarga l’orizzonte delle startup italiane portandole nella Silicon Valley. Il secondo punto è stato passare dal team e dalla startup, all’impresa vera e propria; poi in ultimo attrarre intorno a noi competenze tecniche specifiche implementando il team.

Quali bisogni cercavi di soddisfare attraverso la tua piattaforma?

Il bisogno primario è quello dell’utente di scoprire nuovi contenuti, un bisogno molto impalpabile che però tutti in fondo in fondo sentono, una sorta di spazio empatico sul web. Dall’altro lato, il bisogno di associazioni e gruppi d’interesse di avere una posizione sul web visibile e strutturata, semplice da usare ma allo stesso tempo che non gli costi nulla e che le permetta di contattare la propria community.

Quali nuove sfide stai affrontando?

La prima grande sfida sarà completare il team con persone disposte a rischiare il proprio tempo nel nostro progetto; la seconda è individuare finanziatori. Il settore si sta evolvendo, ma attualmente è ancora di poco conto. Il mio timore è che fare lo startupper sia visto come una moda passeggera, io invece spero che la mia idea sia di successo sul mercato.

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Quali sono le tre cose che uno startupper deve avere?

Uno startupper deve avere pelo sullo stomaco: è necessario avere capacità di insistere, di fare lo “hustler”, come dicono in America. Inoltre bisogna tenere a mente che la startup è un’impresa, ha bisogno di tempo e di denaro, e un imprenditore deve avere a disposizione almeno una delle due risorse. L’ultima qualità fondamentale di uno startupper è il “meaning”: bisogna fare quello che si fa poiché in un certo senso si pensa di poter cambiare il mondo in meglio; bisogna sperare che la propria applicazione riesca a cambiare la vita delle persone in modo positivo.

Hai tre consigli da dare a un giovane imprenditore che vuole iniziare l’attività?

I consigli che do nell’ottica presente sono:

  • Viaggiare, e mentre si viaggia, parlare con imprenditori, conoscerli e cercare di capire se si ha la stoffa dell’imprenditore.
  • Non aprire in Italia. Oggi le opportunità sono in Irlanda, a Londra, Germania o in Estonia. Gli Stati Uniti sono difficili, ma non da escludere.
  • Trovare un team e collaboratori di qualità, che siano più in gamba di te stesso, devono dare più di quello che da soli si riuscirebbe a dare.

Proprio in questo momento sto cercando una persona per completare il mio team, che si occupi del lato tecnico; per questo chiedo a chiunque condivida i valori di cui ho parlato, anche quelli più cinici e schietti, di mettersi in contatto.

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