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JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi, presenta “Young Entrepreneurs”, una rubrica dedicata al mondo dell’imprenditoria giovanile, in cui periodicamente sono pubblicate le testimonianze di alcuni dei protagonisti del mondo delle startup e delle imprese più innovative d’Italia. L’iniziativa nasce dall’omonimo evento realizzato da JEME a maggio 2014, che ha riunito oltre 40 startupper, fondi di venture capital, incubatori e professionisti dell’IT. Negli anni, JEME ha continuato a concentrarsi sul tema dell’imprenditorialità, collaborando con incubatori e imprenditori italiani su progetti, eventi e occasioni di confronto. Tramite questa campagna, JEME si prefigge lo scopo di raccogliere le loro storie, le loro aspirazioni e i loro consigli e di descrivere le caratteristiche di un mondo che in Italia è in costante sviluppo. Roberto Esposito è il nostro young entrepreneur del mese. Roberto, startupper campano, ha lanciato DeRev, annoverata tra le più grandi piattaforme di crowdfunding esistente.

Roberto Esposito

Ti definisci come una persona che nella vita realizza le proprie idee? Ritieni sia un qualcosa di innato o che si coltiva nel corso del tempo?

Ho intitolato il mio blog “I make my ideas happen” proprio perché ho tante idee e lavoro per realizzarle. Tutti noi abbiamo intuizioni, che possiamo realizzare prima di tutto imparando a distinguere quelle su sui scommettere da quelle da lasciar perdere. E poi ovviamente lavorando sodo: da un lato c’è bisogno di passione, intuizione e resilienza, dall’altro lato testardaggine, determinazione e lavoro ossessivo.

Ti sei lanciato grazie ad idee vincenti ma hai saputo anche presentarle in maniera efficace attraverso strumenti non convenzionali. Perché il marketing non convenzionale viene spesso accantonato e posto alle spalle delle tecniche di marketing convenzionale?

Perché le strategie non convenzionali non si imparano sui libri. Certo, puoi studiare case history, report e analisi, ma l’idea di una campagna non convenzionale nasce quasi sempre dall’esperienza e dall’empatia sviluppata nei confronti delle persone a cui si rivolge. Ho spesso utilizzato tecniche di guerrilla marketing sia per il loro impatto psicologico sia perché, quando non hai un budget, ti consentono di generare un fortissimo impatto mediatico e sociale, attirando l’attenzione e stimolando il coinvolgimento attivo del pubblico in modi che non ti aspetti.

In tal senso, un esempio di ciò che oggi offriamo ai nostri clienti è il Real Time Marketing, ovvero sfruttare un evento di forte tendenza per ideare e lanciare una campagna in tempo reale. Al Super Bowl del 2013, per esempio, quando nel campo ci fu un blackout degli impianti elettrici, Oreo pubblicò sui social media la foto di un biscotto in una stanza scura “Tranquillo, puoi comunque inzupparlo al buio”, che in due minuti riscosse più successo di tutti i costosissimi spot trasmessi durante l’evento.

Perché hai sfidato Zynga vincendo poi il Guinness World Record? Cosa si prova a vincerne uno?

L’idea di entrare nel Guinness World Records (il post di Facebook con più commenti al mondo, oltre 560.000) è partita innanzitutto come un gioco e una sfida, con l’obiettivo di sperimentare le strategie di engagement e diffusione virale che fino a quel momento avevo solo immaginato. In aggiunta, è stato un trampolino per attirare l’attenzione (oltre 300 interviste in pochi mesi) e indirizzarla verso i progetti a cui stavo lavorando, tra cui i miei libri, un secondo Guinness World Records, l’America’s Cup e successivamente le mie aziende.

Quando ti hanno affidato il marketing e la comunicazione delle regate Italiane, quali pensavi fossero le difficoltà principali e dopo quanto tempo hai maturato l’idea implementata?

L’America’s Cup è stata la mia prima esperienza in team e sotto la costante attenzione dei giornalisti; fino ad allora avevo sempre lavorato alle mie idee in totale autonomia, e mi ero esposto al pubblico e ai media a colpo sicuro, solo quando tutto era pronto al lancio e curato nei minimi dettagli. Così decisi di utilizzare tutta quella pressione e attenzione mediatica a mio vantaggio, “sfruttando” i riflettori della stampa mondiale per promuovere la città di Napoli che ospitava le regate: un’operazione di democrazia partecipativa che ha raccolto ed elaborato il flusso di informazioni e contenuti generati dagli utenti sul web per analizzare comportamenti e reazioni emotive legate all’evento sportivo, al gradimento della città, al trasporto pubblico, all’ospitalità, all’afflusso turistico e all’offerta gastronomica e culturale. Il risulato è stato di 250.000 spettatori e oltre 740.000 interazioni in Rete nel 2012, che sono diventate 1.960.000 nell’edizione 2013 dando vita alla prima Valutazione di Impatto Social distribuita a livello internazionale.

Dove nasce l’idea di DeRev?

“Trasforma la tua migliore idea in una Rivoluzione”: come recita il nostro primo claim, DeRev nasce dall’idea di creare uno strumento che permetta a chiunque di finanziare e realizzare i propri progetti grazie al contributo diffuso delle persone in Rete che condividono quell’idea. Con questo obiettivo è nata la piattaforma di crowdfunding DeRev.com, attraverso cui associazioni, artisti, innovatori, enti pubblici e aziende lanciano quotidianamente le proprie idee da produrre insieme alla propria community, a cui si sono poi aggiunti gli altri servizi lanciati da DeRev: strategie digitali, comunicazione sui social media, digital listening e web marketing.

Quale pensi possa essere il futuro del crowdfunding?

Nonostante sia ancora relativamente modesto in termini di volumi economici, il mercato italiano del crowdfunding comincia a dimostrare una certa vivacità. Ci troviamo infatti in quella fase successiva al picco delle aspettative, che ha visto il crowdfunding spesso sotto i riflettori più per le sue capacità teoriche che per i risultati realmente raggiunti, in cui la disillusione nei confronti dello strumento creerà le giuste basi per una consapevolezza diffusa e porterà ad un giusto utilizzo da parte di operatori, progettisti e sostenitori.

Di cosa si occupa Giffoni Innovation Lab?

Giffoni Innovation Hub è la creative agency che ho fondato nel 2015 insieme ai miei soci e amici Luca Tesauro e Orazio Maria Di Martino. Ci occupiamo di progettare e realizzare format, progetti ed eventi di innovazione digitale, sociale e culturale in stretta collaborazione con il Giffoni Film Festival. Ed è proprio sulla base dei 45 anni di esperienza e sensibilità maturate nelle industrie culturali e creative, i nostri format sono progettati e principalmente rivolti a bambini, teenager, studenti universitari e alle loro famiglie.

Quali sono i punti sui quali i giovani devono puntare per migliorare?

La vera fiducia bisogna nutrirla nelle proprie capacità e competenze prima che nel sistema, e per fare ciò bisogna affrontare le sfide pensando che non esiste un problema irrisolvibile. Se parti dall’idea che il fallimento non è un’opzione, il resto viene da sé. E a quel punto, se il sistema non funziona lo cambi. Ai giovani e ai miei coetanei consiglio quindi di insistere e lavorare sodo, di non avere un atteggiamento passivo di fronte alla vita ma di essere artefici del proprio destino.

Qual è il tuo vero obiettivo di lungo periodo?

Senza dubbio costruire il flusso canalizzatore. Ma prima voglio consolidare i miei progetti attuali e continuare a farli crescere nel panorama internazionale, mantenendo allo stesso tempo la totale libertà di inventare e lavorare su qualunque sarà la mia prossima idea, che si tratti di una startup, un film, un libro o un progetto sociale. Una costante che non voglio perdere è quella del valore prima del profitto: fino ad oggi, tutto quello che ho fatto nasce con l’obiettivo di creare valore per i territori e le comunità, e quando una mia idea riesce a migliorare la vita delle persone allora comincerà automaticamente a generare anche un profitto per l’azienda. Un profitto che io voglio reinvestire per creare ancora più valore, e così via.

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