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JEME, la Junior Enterprise dell’Università Bocconi, presenta “Young Enterpreneurs”, una rubrica dedicata al mondo dell’imprenditoria giovanile, in cui periodicamente sono pubblicate le testimonianze di alcuni dei protagonisti del mondo delle startup e delle imprese più innovative d’Italia. L’iniziativa nasce dall’omonimo evento realizzato da JEME a maggio 2014, che ha riunito oltre 40 startupper, fondi di venture capital, incubatori e professionisti dell’IT. Negli anni, JEME ha continuato a concentrarsi sul tema dell’imprenditorialità, collaborando con incubatori e imprenditori italiani su progetti, eventi e occasioni di confronto. Tramite questa campagna, JEME si prefigge lo scopo di raccogliere le loro storie, le loro aspirazioni e i loro consigli e di descrivere le caratteristiche di un mondo che in Italia è in costante sviluppo. Vincenzo Belpiede è il nostro young enterpreneur del mese. Vincenzo, dopo essersi laureato in Bocconi e aver lavorato per Nokia, ha fondato Stellup, non solo un’app, ma una grande opportunità per gestire, arricchire e alimentare il proprio network.

Stellup, mettiti in contatto con i compagni di università e i tuoi ex colleghi.

Come ti è venuta in mente l’idea di Stellup?

L’idea è partita dal fatto di aver vissuto in 9 paesi e 13 città, dal dover avviare ogni volta dall’inizio un nuovo network. Quegli anni erano il periodo in cui se chiedevi alla gente quali fossero le migliori app per conoscere nuove persone, la risposta era sempre: “Ma a cosa ti riferisci? A Tinder?”. Sì, è vero, Tinder ti permette di conoscere nuove persone molto facilmente, ma non sono contatti professionali e potenzialmente formativi; così siamo partiti con l’idea di fare un app semplice che permettesse di conoscere alongnight i laureati vicino a te. E poi da lì siamo cresciuti e ci siamo sviluppati cominciando a fare qualcosa di più avanzato come, ad esempio, la parte di fundraising. Tutto, però, è partito da un nostro bisogno, da una nostra necessità.

E in cosa pensi che Stellup possa battere la concorrenza di social network più affermati? Quali sono le sue caratteristiche che non possiamo trovare su Facebook o su un altro social network?

Fare un social network è veramente difficile, non basta essere bravi, sono necessari grossi investimenti. Quindi abbiamo capito che dovevamo fare qualcosa che creasse ancora più valore a scuole e università e che facesse comunque girare dei soldi. Da mesi, infatti, ci siamo mossi proprio in questa direzione attraverso l’attività di raccolta fondi. Quindi più che un social network ci definirei una piattaforma per raccogliere fondi.

Com’è stato il passaggio dall’idea alla creazione della start-up?

Ero qui in America da 6 anni e una delle prime cose che ho fatto, dopo la costruzione del team, è stata parlare con molti avvocati in modo tale da capire qual fosse il miglior studio legale con il quale aprire la mia start-up. Molti di questi hanno deciso di finanziarci e di essere rimborsati in futuro una volta ottenuti fondi più ingenti. In un secondo momento, inoltre, è stato necessario rivisitare tutto il proprio network, partire dalle persone che si conoscono meglio, da quelle che si sono conosciute nella propria carriera e selezionare le persone migliori con le quali magari si è già lavorato in passato e che conoscono le tecnologie di cui si ha bisogno. In generale, quindi, è stato necessario curare la parte legale dopo aver creato un team, continuando poi a sviluppare il prodotto.

Su quali aspetti vi state concentrando ora per cercare di ottenere un maggiore successo?

In primo luogo stiamo cercando di espandere questa forma di fundraising a scuole e università, inoltre per poter offrire il servizio in modo gratuito ad alcune di queste stiamo riuscendo ad acquisire nuove aziende come sponsor. Inoltre stiamo sviluppando un’altra parte relativa ai lavori che alcune aziende ci stanno richiedendo e che è sempre importante per tutte le università.

Quali sono le caratteristiche che secondo lei deve avere un buon imprenditore?

Sono tante, ma innanzitutto direi spaziare su vari campi e riuscire a fare focus! Devi avere la capacità di riuscire a trovare focus su diversi ambienti e diversi settori, ma continuare ad avere la visione di insieme, a mantenere un filone guida che ti può portare al successo e alla realizzazione personale. Da un lato mi ha aiutato il fatto di aver lavorato in tanti paesi, dall’altro sono sempre rimasto sulla tecnologia.

Facendo un confronto tra Stati Uniti e Italia, nel nostro Paese è ancora molto difficile per un giovane potersi far strada in patria al contrario delle opportunità che possono offrire gli States?

Secondo me sì, ma alla fine dobbiamo giocare con quello che abbiamo, non dobbiamo piangerci addosso. Occorrono tanti italiani anche più in gamba di me, magari in America riesci a fare tutto più in grande, ma comunque rimane molto difficile e competitivo.

Come ti è servita l’esperienza in Nokia per creare e gestire al meglio Stellup?

Ho vissuto in parecchi paesi grazie a Nokia, e ho capito che l’America è un paese ottimo per imparare da un mercato più competitivo ed è una buona opportunità per guidare verso lo sviluppo altri paesi: per esempio noi stiamo portando Stellup in Messico e anche in altre nazioni europee. Inoltre, risulta estremamente vantaggioso essere globale dal primo giorno.

Ha un consiglio da dare a noi studenti?

Create quanti più contatti possibili con altre università, perché per chi vuole fare azienda è importante avere tutte e tre le parti: business, ingegneria e design. Questo è ciò che ci manca. Le università sono separate e non si creano abbastanza opportunità di fare o provare a fare azienda. In Finlandia, per esempio, le tre università più grosse di design, business e tecnologia sono unite. A me sarebbe piaciuto e mi sarebbe servito molto saperlo da studente quando mi sono laureato.

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