Un'impresa da universitari

Storia della prima Junior Enterprise italiana

JEME è orgogliosa di presentare il libro “Un’impresa da universitari – Storia della prima Junior Enterprise italiana”, edito da Historica Edizioni.

Il libro si pone come trait-d-union tra il mondo della cultura imprenditoriale e quello universitario, affermando, nello specifico, l’intenzione di rendere “cultura viva” l’associazionismo e l’alternanza studio-lavoro.

“Un’impresa da universitari” racchiude l’essenza e la storia di JEME: racconta, attraverso la voce di quelli che negli anni ne hanno fatto parte, un quarto di secolo di un’avventura imprenditoriale senza eguali. Ripercorrendo i tratti distintivi di questa realtà, ovvero Associazione, Formazione, Professionalità e Network, porta il lettore in un viaggio di scoperta di cosa ha voluto dire venticinque anni fa, e vuol dire ancora oggi, vivere la propria esperienza universitaria esattamente a metà fra lo studente e il consulente.

“Il 1° gennaio 1993 si aprivano le frontiere interne dell’Europa e prendeva l’avvio il “mercato unico europeo”, basato su quattro libertà fondamentali: circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali. [..] La prospettiva dell’apertura delle frontiere era vista come un’opportunità storica, l’inizio di una nuova epoca in cui era importante posizionarsi fin dall’inizio. [..] La rapidità, la flessibilità e la motivazione erano le risorse chiave degli studenti nelle Junior Enterprise, non serviva altro, una grande opportunità in cui tutti erano un po’ pionieri, un cambiamento epocale. Lo stesso avvenne anche per la neonata JEME e fece la differenza.”

Francesco Sacco, Fondatore e primo Presidente di JEME, oggi membro dello Steering Board per l’attuazione dell’Agenda Digitale del Governo Italiano e Professore presso l’Università Bocconi

“Le diverse nazioni, ma anche Junior, avevano caratteri diversi e facilmente distinguibili. Il Jemino, ad esempio, rivestiva spesso il ruolo di leader probabilmente per i valori e la storia che si porta dietro, ed emergeva ugualmente per creatività. Le Junior francesi e britanniche spiccavano per competitività, mentre vedevi chiara la costanza e la testardaggine di quelle rumene o kosovare. È infatti una cosa entrare in una Junior con vent’anni alle spalle, locata in un paese agiato e con una situazione economica tutto sommato favorevole, ed un’altra (notata in particolare ad un meeting in Kosovo), svilupparla in un paese con una situazione tutt’altro che facile. I Junior Entrepreneur provenienti da queste realtà vedevano l’esperienza nella Junior non solo come un’opportunità personale, ma come un trampolino per cambiare e rilanciare il loro paese. Da questo punto di vista è stata una delle esperienze più formative, perché si aveva la possibilità di vedere la determinazione con cui si interfacciavano con l’estero: cercando di carpire gli aspetti migliori e più interessanti per poi portarli indietro e applicarli nel loro paese.”

Giacomo Pastore, Alumnus ed ex-Presidente di JADE Italia, oggi Financial Advisor presso Europa Investimenti S.p.A ed imprenditore nel settore della ristorazione

“La mia proposta quindi di candidarci ad ospitare il Summer JADE Meeting ’13 – JEME’s 25th Anniversaryin occasione del 25ennale di JEME non fu presa con gioia dai più vecchi membri dell’associazione, i quali giustamente temevano che si rischiasse di correre gli stessi rischi. Io non la pensavo così, ero sicuro (o almeno riuscivo a convincere gli altri di questo) di riuscire a farcela senza impegnare l’intera associazione e di riuscire a fare un evento ad impatto zero per le finanze di JEME. Fortunatamente l’associazione si è fidata e ci siamo candidati ad ospitare il meeting a Milano. […] Vinta la candidatura ci toccava organizzarlo per davvero. Il tutto non iniziava sotto i migliori auspici e veniva forse da pensare che i contrari alla candidatura non avessero poi tutti i torti. Da settembre a dicembre 2012, infatti, ero impegnato nello stage in BCG e non avevo molto tempo da dedicare all’organizzazione del meeting. Le soddisfazioni più grandi sono quindi arrivate tra gennaio e luglio. Tra tutte una delle maggiori è stata sicuramente la capacità (di tutta JEME) di riuscire a firmare accordi di partnership importanti, portando al meeting grandi società e società di alumni, riuscendo davvero a coinvolgere tutti in un evento memorabile. Vi assicuro che è una grande soddisfazione poter arrivare a riunione e dire “abbiamo un altro sponsor…”, permette di sentire davvero la capacità di farcela. Poi, dopo mesi di organizzazione il meeting finalmente arriva, e quei tre giorni volano via in un soffio, con un turbinio di emozioni che sono difficili da processare tutte insieme.”

Federico Vigani, Alumnus ed ex-Presidente di JEME, oggi Associate presso The Boston Consulting Group (BCG)

“Molti credono che JEME aiuti a trovare lavoro. Ogni buon Jemino risponde che così propriamente non è. Tuttavia, è innegabile che JEME, in qualità di Junior Enterprise, richieda indirettamente di sviluppare quelle tanto menzionate soft-skill che molti, appena usciti dall’università, non hanno. La serietà professionale con cui si affrontano i progetti, la capacità di relazione con diverse tipologie di attori, la giusta dose di persuasione e intraprendenza nello stabilire contatti con potenziali clienti, la capacità di formare e far crescere le persone, oltre che la determinazione nell’affrontare più cose diverse insieme.”

Maria Elena Manica, Alumna ed ex-Segretario Generale di JEME, oggi Consumer Marketing Communication Assistant presso Samsung Italia

“La cosa più particolare di JEME, che ancora non ho sperimentato nel mondo lavorativo vero e proprio, è lavorare con degli amici. Oltre a promuovere interessi comuni, come altre associazioni, JEME ha la peculiarità di mettere sullo stesso piano lavoro e amicizia, ma per farlo bisogna essere in grado di scindere le due cose. […] Ho sempre visto JEME come un gruppo di amici, che si relaziona come colleghi nel momento in cui c’è necessità di produrre un output. Il gruppo di amici è senz’altro anche uno dei motori dell’associazione, visto che altri elementi principali di motivazione tipici del mondo del lavoro, come ad esempio lo stipendio, non sono presenti. Avere un bel gruppo è dunque fondamentale.”

Luca Capuano, Alumno ed ex-Presidente di JEME, oggi Junior Associate presso il Fondo Strategico Italiano

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